Seconda Resistenza, lo Jus sermonis italiano, le Nazioni Unite d'Europa

La Seconda Resistenza: liberare l’inconscio dalla colonizzazione statunitense (1).

Perché il patrimonio immateriale per eccellenza, la lingua in cui un popolo pensa, debba essere attaccata da parte di un altro popolo lo ha motivato economicamente Churchill agli studenti dell’Università di Harvard il 6 settembre del 1943:
«Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento (2). Gli imperi del futuro sono quelli della mente».
Segnando così il passaggio dell’imperialismo dallo schiavismo dei corpi a quello delle menti.
La nazionalizzazione linguistica inglese del resto del mondo, falsamente denominata “internazionalizzazione”, ne è l’odierno grimaldello. È l’Arma finale posta in essere dal più potente tra gli Stati anglofoni, passato dalla “Divisione per la guerra psicologica”(3) prima, al Congress for Cultural Freedom gestito dalla CIA (4) poi, teso non solo a far collaborare nella colonizzazione mentale i colonizzati stessi, ma addirittura a finanziarla.
Politici ed intellettuali, di qualsivoglia orientamento politico, dall’estrema sinistra all’estrema destra passando per gl’indifferenti, divengono fautori dell’opera finale del colonizzatore anglofono (5).
Oggi, le forze materiali ed ideologiche alle spalle dell’inglese sono così forti che il suo ruolo egemonico è stato interiorizzato. L’inglese tende ad essere promosso nel mondo come se fosse apolitico, e se non servisse interessi speciali.
Gli usi e le forme dell’inglese ricevono perciò un contributo all’occupazione globale delle menti con modalità che verosimilmente sono al servizio degli scopi del controllo aziendale e dell’intimidazione, cooptazione e coercizione, perpetuando l’imperialismo linguistico-culturale. Là dove noi, invece, vogliamo che gli essere umani non debbano essere dominati dalle cose, e che la subordinazione di alcune persone ad altre cessi per sempre.
Emblematico a Milano, il Politecnico, supportato dal ministro dell’istruzione in testa, che arriva ad offrire 90 mila euro ai dipartimenti che aboliscono gli insegnamenti in italiano per impartirli esclusivamente in inglese (6), facendo così morire l’intero indotto della nostra editoria scientifica, privando gli italiani, che pur finanziano quell’università, dei “propri” ingegneri, architetti e disegnatori. Si giunge così anche ad una futura classe di laureati che insegneranno poi nelle scuole termini scientifici e tecnici solo in inglese, innescando un meccanismo perverso che distruggerà per sempre il lessico tecnico-scientifico in lingua italiana.
Aggiungiamo poi gli effetti dei vari corsi solo-inglese nelle molteplici università italiane e delle materie insegnate solo in inglese nelle nostre scuole grazie al CLIL (7) e, sotto i nostri occhi, l’accecante evidenza è che, attraverso l’istruzione, si sta perpetrando il genocidio linguistico e culturale della Repubblica italiana.
Università e scuole italiane divengono, di fatto, enclaves estranee all’Italia, dalle quali escono studenti incapaci di pensare creativamente e parlare di scienza e tecnica in italiano. Agenti promotori, a loro volta, d’impoverimento occupazionale italiano e conseguente arricchimento altrui, di perdita di libertà e identità delle imprese italiane, nonché dell’emarginazione del resto della popolazione italofona, alla quale vengono negati i diritti umani linguistici nel loro stesso Paese.
Questo alto tradimento della propria gente attua il progressivo asservimento al mercato, alla tecnologia, alla pseudo-scienza del “pensiero” unico, assicurando ai popoli anglofoni supremazia duratura e riducendo nel contempo gli altri a larva, contenitori geografici senza più contenuto.
La corruzione italiana, ed europea, arriva persino a nascondere il fatto che, con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, anche la lingua inglese esce dal novero delle lingue comunitarie. Gli stessi trattati internazionali che impegnano ciascuno dei Paesi dell’Unione europea sul commercio e non solo, come il CETA e il TTIP (8), vengono redatti esclusivamente in inglese, negandone la conoscenza ai non anglofoni, esclusi deliberatamente dalla comprensione e potenzialmente ingannati.
Liberarci dagli effetti di tanti decenni di coercizione mentale anglofona e di rapina del nostro inconscio è presupposto di rigenerazione personale e globale.
Una Seconda Resistenza deve affermarsi a livello popolare. Con l’obiettivo, anzitutto, di far cessare l’uso del danaro pubblico per congiurare contro l’identità, le tradizioni, la storia, la creatività italiana stringendole in una morsa mortale tra nazionalizzazione linguistica inglese dell’istruzione e nazionalizzazione linguistica inglese dei media italofoni.

NOTE
1. Wim Wenders in “Nel corso del tempo”, 1976: “L’America ci ha colonizzato l’inconscio”

2. Si concede ai cittadini anglofoni un mercato notevole in termini di materiale pedagogico, corsi di lingua, traduzione e interpretazione verso l’inglese, competenza linguistica nella redazione e revisione di testi. Inoltre, essi non devono mai investire denaro o tempo per la traduzione di messaggi che trasmettono o desiderano comprendere. Allo stesso modo, non hanno un reale bisogno di imparare altre lingue e ciò si traduce, per i paesi anglofoni, in un risparmio enorme, a cominciare dalle spese d’istruzione.Sono dieci i miliardi netti totali l’anno che risparmia la Gran Bretagna sulle spese per il non apprendimento di alcuna lingua straniera, cifra che, se si tiene conto dell’effetto moltiplicatore di alcune componenti di questa somma, come il rendimento dei fondi che i paesi anglofoni possono investire in altri modi grazie alla posizione privilegiata della loro lingua, giunge a 17-18 miliardi di euro l’anno (F. Grin, L’insegnamento delle lingue straniere come politica pubblica, Eraonlus, 2009). Per contro, l’economista Aron Lukàcs, calcola i costi della lingua inglese per l’Unione Europea sommando la spesa per l’istruzione linguistica in inglese, le spese statali e individuali dirette per l’apprendimento della lingua, i costi opportunità e le spese derivate da altri fattori (perdita d’informazioni a causa di problemi linguistici, traduzioni e interpretariato, ecc.) in circa 950 Euro per ogni cittadino non anglofono dell’UE. Danaro del quale beneficiano i Paesi anglofoni Regno Unito e Stati Uniti in testa. (Gli aspetti economici della disuguaglianza linguistica, Eraonlus, 2011)
Anche se i non anglofoni compiono un considerevole sforzo per imparare l’inglese, non riescono mai, salvo eccezioni, ad acquisire un grado tale di padronanza dell’idioma che possa loro garantire l’uguaglianza di fronte ai madrelingua in termini di comprensione, nei casi di presa di parola in un dibattito pubblico, nelle negoziazioni o nei conflitti.
I popoli non anglofoni, pur con un’ottima conoscenza della lingua inglese, sono sempre più discriminati nelle assunzioni rispetto ai cittadini europei anglofoni dalla nascita, come dimostrano gli annunci economici che reclutano personale, soprattutto a livello dirigenziale europeo, con il requisito “English mother tongue” (di madrelingua inglese) o “English native speakers” (di lingua inglese dalla nascita). Ciò accade persino da parte di organismi europei finanziati in tutto o in parte dalla Commissione europea e/o imprese private che hanno rapporti di lavoro con la stessa.
Nell’Unione Europea i popoli non anglofoni sono costretti a dover sostenere serie sfide sul mercato del lavoro che richiede una forza lavoro sempre più mobile, altamente qualificata e flessibile nel contesto della competizione globale e dell’attuale crisi economica; la vulnerabilità di tali popoli dovuta all’impossibilità di avere una perfetta padronanza della lingua inglese, unita alla persistente discrepanza dei salari rispetto a quelli dei popoli anglofoni, li espone ad un rischio di povertà e perdita del posto di lavoro più alto.
Vale la pena sottolineare che persistono stereotipi linguistici negativi che, uniti alle discriminazioni subite dai popoli non anglofoni, riducono in maniera significativa il libero accesso all’istruzione e alla formazione nella propria lingua madre all’interno del territorio del proprio Paese e le opportunità di lavoro di tali popoli.
3. La Guerra psicologica consiste nell’uso pianificato della propaganda e di altre attività, diverse dal combattimento, da parte di uno Stato, per comunicare idee e informazioni come mezzo per esercitare influenza su opinioni, atteggiamenti, emozioni e comportamenti di gruppi stranieri al fine di favorire il conseguimento di obiettivi nazionali.
4. Il Congress for Cultural Freedom (Congresso per la libertà della cultura) fu organizzato dall’agente della CIA Michael Josselson, tra il 1950 e il 1967. È stata la più grande manipolazione del mercato culturale subito dai Paesi europei ad opera di una potenza straniera, con effetti economici a tutt’oggi devastanti: un’opera di Lucio Fontana continua a valere 1/6 di quella di un Pollock, nonostante la sua ricerca artistica fosse e sia di gran lunga più avanzata.
Al suo culmine, il Congresso per la libertà della cultura aveva uffici in 35 Paesi, stipendiava decine di persone, pubblicava più di venti riviste di prestigio, organizzava esposizioni d’arte, contava su un proprio servizio per la diffusione di notizie e articoli di opinione, organizzava conferenze internazionali di alto livello e ricompensava musicisti e altri artisti con premi e pubblici riconoscimenti. Cfr. La guerra fredda culturale, la CIA e il mondo delle lettere e delle arti, di Frances Stonor Saunders.
5. Un presupposto per persuadere gli individui affinché sostituiscano la loro lingua madre con un'altra lingua, sta nel progressivo annichilimento delle lingue e culture d'origine: attraverso un discorso ideologico si presentano lingue e culture dominate come minoritarie, inadeguate o svantaggiate, rendendole in tal modo come dire “invisibili”.
Tre sono le fasi che la studiosa individua nella colonizzazione delle coscienze dei dominati:
Esaltazione del gruppo dominante/di maggioranza: esaltazione della sua lingua, cultura, leggi, tradizioni, istituzioni, grado di sviluppo, attenzione ai diritti umani, etc.
Stigmatizzazione e svalutazione dei gruppi minoritari/subordinati: le loro lingue, culture, leggi, tradizioni, istituzioni, grado di sviluppo, attenzione ai diritti umani, eccetera, in modo tale da essere considerati non-civilizzati, primitivi, non-moderni, tradizionali, arretrati, incapaci d'adattarsi all’informazione tecnologica, “democratica” e post-moderna.
Razionalizzazione delle relazioni tra i due gruppi: in senso economico, politico, psicologico, educativo, sociologico, linguistico, eccetera. In modo tale da considerare i gruppi di tipo A, dominanti, funzionali ed utili per i gruppi dominati di tipo B: il gruppo dominante “aiuta”, “sostiene”, “civilizza”, “modernizza”, “insegna la democrazia”, “garantisce i diritti”, “evita i conflitti”, “preserva la pace nel mondo”, e così via. (Tove Skutnabb-Kangas)
6. Con circa 12.800 iscritti alle lauree magistrali del PoliMi, ipotizzando una media di 14 esami nel biennio per corso di laurea, un solo libro di 25 € per esame, l’84% degli iscritti ai 33 corsi di laurea solo in inglese, la perdita biennale per la sola editoria scientifica italiana ed, evidentemente di tutto il sistema occupazionale di settore e di filiera, è di circa 125.086.500 Euro (25x14x33x10830).
7. Va sotto il nome di CLIL, introdotto da David Marsh e Anne Maljers nel 1994, è l’acronimo di Content and Language Integrated Learning, ossia l’insegnamento di contenuti disciplinari in lingua straniera. La Legge di Riforma della Scuola Secondaria di secondo grado avviata nel 2010 ha introdotto l’insegnamento in inglese anche negli ordinamenti scolastici italiani.
8. CETA, Comprehensive Economic and Trade Agreement, è un trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea, che deve essere ancora approvato dal Consiglio dell'Unione Europea e dal Parlamento Europeo . TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, è un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato dal 2013 tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea.

 

In memoria di DARIO FO nel giorno della sua scomparsa

(C) Giorgio Kadmo Pagano